Ordinaria e quotidiana
scritto ascoltando... beh, il suono del mare e giusto un po' di "Reginella" di Murolo
Sono riuscito a fuggire a quell’imperativo tutto letterario che voleva facessi della mia vita un'opera d'arte, l'opera d'arte totale.Con gli anni, pare abbia ottenuto di elevare l'esistenza di ogni giorno trovandone, in maniera apocalittica, stralci di un senso religioso per trasumanarla e sublimare la mediocrità in qualcosa che avesse il coraggio e la forza di potersi chiamare straordinarietà e non costringermi così a riguardarla nella totale sua crudezza, estensione di una banalità tanto pervasiva da essere infestante. Perché, sebbene avrei potuto accettare di aver miseramente fallito nel trasformare le mie aspirazioni in vita, ciò che non avrei tollerato sarebbe stata un'esistenza prossima all'immobilità.
Così ho trasmutata l'azione in azione dell'animo e le mie passioni, i suoi cenni, in moti vitali capaci di imprimere senso e direzione alle giornate, illuminandole come una punta di bianco farebbe mescolata ad un altro colore.
C'è un tono che ho in mente, che torna e ritorna mentre scrivo questa pagina e la riguardo e ne rileggo il titolo e rimiro il mare tra lo sconfortato e l'ispirato poi; renderlo non mi è possibile.
Se lo sapessi, sarei più grande di quanto ora predichino queste pagine, quelle che verranno dappresso e quelle che gli sono venute prima.
Avrei voluto scrivere e son finito a non saper scrivere che di me, avrei voluto fare della carta uno strumento per potermi alzare al mattino e son finito ad impilare libri come si sistemassero prosciutti; rende difficile creare un'epica personale questa dimensione tutta umana del sopravvivere.
A chi non rimane poi che poco appena più di questo, anche una cosa stupida come un referendum continua a sembrare un punto di svolta in una trama che parrebbe altrimenti non ravvivarsi mai.
In questo inizio di conti, questo primo résumé (per una vita che quanto ancora lunga non so ma probabilmente sono appena alla sua metà), ho capito due cose:
-la prima è che pare non possa stare lontano dal mare: ci ho provato, l'ho detestato, l'ho pure definito “un bel concetto da rimirare ben lungi”. Non riesco però a scrivere lontano da casa mia, o meglio, posso farlo ma non voglio perché qui ho la mia Donna del Mare: la promessa di una pienezza che prima o poi arriverà -ma non ora- e tutte le onde me ne accendono la nostalgia, come se nel cuore sapessi di lontano cos'è quella pienezza che agogno e attendo senza mai ottenerla. Eppure mentre la vista s'alza e scorre dalla battigia all'orizzonte, di mezzo a queste linee c'è una vita che si esprime e che non ricomprendo.
-la seconda, è che trovo penose le spiagge. Davvero. Riflettevo a proposito di questo mentre mi dirigevo sugli scogli, stamattina. Le spiagge sono calme, placide, parallele al territorio e frangono le onde che si allungano. Non c'è alcunché di paragonabile ad una camminata sugli scogli invece: fatti per frangere le onde, non le spezzano né le lasciano svanire, semplicemente le rimandano indietro. Protesi come sono verso un orizzonte che non appartiene loro, fermano l'alterigia di un mare che sembra invece voler possedere tutto.
Su questa punta di vedetta della terra che pone confini al mare, ci si sente un'avanguardia, anche alla propria vita.
Per quanto ordinaria e quotidiana.
Claudio

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