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Visualizzazione dei post con l'etichetta Lettere d'amore

Se tu fossi ancora

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Ho nuove storie da raccontare, versi e strumenti che troveresti buffi come quelli che ci scambiavamo durante i giorni del nostro corteggiamento (della nostra conoscenza, dovrei forse meglio dire), quand'io cercavo di passarmi per l'uomo che non ero e tu mi seducevi col tuo - timido? - silenzio. Anche su quello ho oggi dei dubbi, perché nel nostro esserci resi vicendevolmente uomo e donna, c'era qualcosa che niente aveva a che fare col sesso e tutto, invece, con la ragione prima dell'esistere. Ne avevo idea? - ne avevamo? - Eravamo pienamente coscienti di quello che stava accadendo in quelle serate silenziose, quei giorni tirati a far tardi che si gettavano con impeto nel successivo e che riempivo con tante parole (forse più per la gioia di aver trovato qualcuno che le ascoltasse e nella quale potessi trovare quella corrispondenza elementare che fondò nell'amore i progenitori di ogni sentire umano) - e che riempivo con tante parole, dicevo, per darmi un tono che dov...

Lettera dal Mare

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  Alla nuova donna che verrà Mio dolce amore, avrei voluto averti qui, con me, sulle sponde del Mare di Galilea a contemplare quella santità semplice che sembra spiegare ogni cosa e come tutta la ruota perfetta del mondo trovi in Lui la sua “raison d'être”. Avrei voluto averti qui, e tanto mi sarebbe bastato, e tutta la mia vita avrebbe probabilmente raggiunta la sua più perfetta compiutezza: ti ho straveduta, ancora, fra le onde mentre un gabbiano solitario vi planava e, poco distante dalla riva, da quelle si faceva cullare. Avrei voluto averti lì, perché è stato quanto di più santo la vita mi abbia permesso di esperire: ma tu sei quella sperevole assenza che rende vivo questo mio desiderio. Davanti a quel Mare, amica mia, potrei tradurre i nostri giuramenti in una santa promessa: la promessa che, quando ci chiameremo con quell'amorevolezza che, unica, si vuol sentire una sola volta, comincerebbe per noi quella semplice vita nuova fatta non di sterili rime ma di ogni gioia fac...

Parossistica di ogni sublime tristezza

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 Noto come le persone più semplici tendano a trovare un compagno con più facilità ed a mantenerlo o cambiarlo con relativa leggerezza, tutte tese a provare un affetto che sa più del tempo e della passionalità della relazione che della sua intensità. Provo, verso questi, quasi un moto di tenerezza e talvolta di invidia persino. Guardando il modo in cui fanno sembrare semplice ciò che da questa parte del guado mi pare un impegno astratto ed intangibile, dalla dubbia utilità anche, mi domando se e quanto valga la pena eccellere in una abilità che altro non pare se non l'arte estrema e raffinatissima del relativismo affettivo. È  possibile conoscere veramente un'altra persona? E se lo fosse, stando così le cose, ne vale davvero la pena? Da qualche tempo, inizio a nutrire il sottile sospetto che un legame con un'altra persona, un legame vero, semplicemente non sia possibile: mi chiedo se tu sia in disaccordo, Donna mia attesa, anche se sospetto, vista la tua lacerante assenza, c...

Salomone capirebbe

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  Quand'ero più giovane ho letteralmente, in senso metaforico (e perciò letterario), e letterariamente, nel senso più stringente, saccheggiato il Cantico dei Cantici da cui ho più volte preso ispirazione e per le mie epistole più o meno private ( più o meno , perché sono comunque tutte qui pubblicate ) e per il linguaggio adottato nel parlare delle donne de la vita mia. Un significato unitario di matrice biblica e cristologica che trova il suo vero fascino nella riproposizione, anche decontestualizzata, dei suoi segni e significanti: " Le tue chiome sono come un gregge di capre che scendono dal monte Gàlaad; -dice Snoopy- I tuoi denti come un gregge di pecore tosate [...] tutte scendono appaiate; nessuna è senza compagna " -prosegue Salomone. A noi contemporanei paiono commenti quasi astrusi, privi del loro fascino arcaico, ma pensate a quanto doveva essere bello sposare una donna che possedesse tutti i denti! La bellezza di questo linguaggio è il suo inscrivere il cant...

Minuetto per una tessitrice

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"Non ricordavo che un sorriso potesse essere così dolce e un'assenza così amara" - dico, sfiorando la ceramica rossa del pavimento- "mi manchi: mi pare di annegare nell'aria che c'è fra me e te" "Dove sei?" "Seduto sul pavimento del mio ingresso, è tutto buio. Ha un senso per te?" "Se la tristezza ha un senso, allora sì" "Sei triste?" "Non sei qui" aggiungi, con la voce rotta da una commozione fatta di brevi e minime. Perché gli affetti alle loro prime battute si nutrono, quasi si beano, della necessità dell'altro e la rendono una virtù che neppure le scienze morali sanno spiegarsi ed a cui qualcuno dà nome, non bastevolmente, "reciprocità". "Mi manchi, Monica" dico ancora, appassionatamente e con più enfasi. "Non mi chiamo Monica, Claudio" mi ridici affabile e delicata "No, è vero. Ti chiami così solo qui, nel ricordo che ho di alcuni nostri momenti e ch...

Lettera all'ultima Donna che verrà

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Carissima Donna che verrai , ti scrivo nuovamente, non avendo ad oggi mai ricevuta una tua risposta. Ti scrivo , perché l’illusione di averti trovata mi aveva fatto già diverse volte sempre più speranzoso e le speranze, in questo nostro tempo, hanno la sorte della neve al sole. Ti scrivo , per quell’insistenza che dovrebbe scavare la pietra e piegare persino le volontà più ferree; ti scrivo , per quella musica primaverile che suona questa mia corda in cerca del suo contrappunto. Ti scrivo , all’apice della mia esperienza umana che non trova sponda nel vissuto; ti scrivo , per questo cuore che cerca la sua corrispondenza e fissa nel mondo la tenda dell’attesa . Ti scrivo , mentre impasto il pane e colgo il miele, rendendo fecondo il tempo che ci separa. Ti scrivo , perché gli anni mi nascondono ancora il mistero più grande: quello custodito dal tuo nome. Se nei giorni addietro potevi presentarti come un’ombra nebulosa stagliata contro l’aria brillante e dal tuo profilo scorgevo e sogna...

Lontano dagli occhi

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A Monica... In un silenzio del cuore, una indifferenza parente prossima di quel "il tempo cura ogni ferita", si è consumato l'ultimo nostro atto. Non più deliri, non più fantasie, non più vacue gioie o inenarrabili speranze. Era un giorno che non pensavo (o speravo, chissà) sarebbe mai giunto; perlomeno, non lo aspettavo così presto: i miei molti tumulti interiori mi avevano abituato ad averti ancora vicina, sebbene in modi assai strani ed inconsueti. Non già per la sola semplicità delle odierne relazioni e degli amoreggiamenti contemporanei ma per i miei stessi canoni pure. E se è vero, come è vero, che parlando di canoni parlo di ciò che è verità; allora, è alla mia paradigmatica canonicità che sei diventata estranea. Tentando un insolito quanto masochistico esercizio di memoria, qualche giorno fa appena, davanti ad un tramonto ragionavo della mia invincibile solitudine e di quel vuoto al mio fianco che è solo, spero, l'attesa del movimento che lo realizzerà . Int...

Capita, ancora

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Ci si innamora. Capita. E capita che la storia finisca troppo presto o che non finisca affatto. La differenza? Nessuna, davvero. Una storia che finisca troppo presto oppure una che non finisca affatto hanno, anzi, in comune una cosa: ambedue i casi possono verificarsi per una sola delle due persone coinvolte. Non lo si prevede, non lo si vorrebbe, non lo si spera. Uno dei pochi, pochissimi casi, in cui non sperare qualcosa pare improvvisamente diventare una fonte di gioia inaspettata. Mentre i lacci che ti avviluppano si tendono a toccare amendue le corde, la cui sinfonia sussiste solo nel passato, sembra che l'unica musica udibile sia l'eco lontana che risuonava nel mentre del vostro pas de deux intanto che il presente realizza un' entrata nella cui coreografia, chiaramente, non vi toccherete mai . Mai , mai a rivedere quello sguardo nel quale si poteva riposare ed a cui nulla si doveva dimostrare se non lo zelo idolatrico a cui Amore sempre chiama . E quei la...

Lettera alla Donna che verrà, ancora

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Carissima Donna che verrai, ti scrivo ancora a distanza di anni. Nella penombra avvilente di un crepuscolo estivo, fatto neppure di luce ma di ombre di luce. Ti scrivo, ancora, oggi più che mai, più forte che mai prima d'ora; a trafiggermi la carne, a legare le parole con lacci che le avviluppino al cuore, che sappiano essere quel sangue nero e denso trascinato all'estremità dei mezzi per i quali esistiamo e ritornino, a ristorarsi, ai polmoni attraverso i quali semplicemente respiriamo. Ed io, carissima Donna che verrai, respiro l'aria satura delle tue attese, di ogni tua nuova attesa . Oggi, più che mai, non saprei neppure più dire se la tua figura si delinei sfocata ma presente al mio orizzonte. Oggi, più che mai, non so dire se tu sei la Donna che verrai, o quella Che è Stata e, pure, se nel tuo essere stata sarai la Donna del Ritorno . Perché tu sei la Donna che era , la Donna che verrà e forse mai la Donna che è . Eppure, già tre volte lo sei stata, già tr...

Sopra Giuseppe Cegnini, sacerdote

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Il busto sporto in avanti, appoggiato sui gomiti, le mani giunte alla maniera d'una prece e tutti osservi coi tuoi grandi occhi, che catturano tanta più luce quanto è la Grazia che rimirano in ciascuna delle persone che hai davanti: così siedi, scomposto, mentre noi parliamo. Inequivocabile modo in cui, lo sappiamo, tu pensi ed ascolti. E se il pensiero è un poco più profondo, se necessita che tu lo guardi un attimo dall'alto per ficcartici dentro più profondamente, allora ti rimetti composto sulla sedia incrociando le braccia ed i piedi, che si nascondono sotto la sedia (che flette le sue fragili gambe accogliendo la tua stazza), e con i denti cominci ad accarezzare il pizzetto, sovrappensiero. Poi, si crea un attimo di silenzio e tu parli, con quella tua voce profonda ed un poco roca, nella quale noi ravvisiamo la bonarietà d'un padre saggio sempre pronto ad ascoltare e correggere. Mai potrò dimenticare, nella mia vita spero lunga, il modo ed il tono con cui chiami il...

Lettere al caffè

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Caro caffè, come stai? Mio carissimo e vecchissimo amico, quante ne abbiamo passate insieme... Sì, capisco: è un po' tardi per scriverti. Tardi in tutti i sensi. Inoltre, è un bel po' che non lo faccio. Sai, stavo pensando a quante ne abbiamo passate insieme, quanti momenti duri. Ricordo bene anche quando ci siamo presi una pausa per un po'. Beh, in una relazione come la nostra capita spesso: voglio dire, tu mi sei indispensabile, ho bisogno di te . Credo mi sia sempre piaciuto il verbo inglese "need": necessitare, aver bisogno. Alcuni verbi inglesi, in verità, sono geniali e basta. Sono secchi, concreti, materiali in un modo impressionante (non che mi aspettassi altro da un popolo similmente pragmatico e votato ad una elegante efficienza). Sì, lo so, lo so: cosa può mai venire di buono da dei bevitori incalliti di thé, non lo capirai mai. Neppure io, devo essere onesto. Però, questo almeno, devi concedermelo: è un verbo bellissimo "need"; come ...

La rosa del deserto

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Un uomo percorreva il deserto da nord a sud ed inciampò in Se stesso. Quando si vide lì a terra, si disse: - Amico, che fai lì a terra? - Camminavo, e mi sono fermato. - E perché mai? - Perché ho perduta una cosa. - E cosa potrebbe avere tanto valore, da spingere a fermarti nel bel mezzo del deserto per cercarla? Non vedi? L’arsura ti consumerà più in fretta della ricerca. - Dici? - Assolutamente! Vieni con me e ti mostrerò tutto, ti mostrerò il mondo. Anch’io sono in viaggio, e quello che qui hai perduto lo ritroverai altrove. - Non sai neppure cosa sia, come puoi dirmi questo? - Perché non c’è niente che valga la pena cercare con tanto affanno e tanta solerzia. Vieni con me e ti farò vedere che c’è molto più della polvere. Se stesso allora, che un attimo prima si era messo a sedere per parlare meglio con l’uomo che attraversava il deserto, si rigettò prostrato nella polvere e pianse amaramente. L’uomo, per la prima volta in tutta la sua vita, vide Se stesso piangere nella polve...

Sotto gli ombrelli, ancora

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A Monica Piove. La luce sul selciato bagnato mi tiene compagnia mentre attraverso, solo, questo inestricabile groviglio di vita e pietre. Mi ricorda, questa luce, la luna del mio mare. E la mente corre a luoghi che non dovrebbe ricordare, a volti che non dovrebbe osare, a pietre che hanno più perché di un gesto. Piove. Per un attimo, un attimo solo, aveva smesso. Adesso riprende, ed è come principiare nuovamente. Principiarsi : un battito senza colpi a perdere. Piove. Ma sotto gli ombrelli non ci sono mai uomini soli: l'ombrello è ancora caldo, di una mano che non è la mia; la mia bocca è finalmente sazia, di quelle ardenti parole silenziose che muovono le labbra sole; i miei occhi sono finalmente pieni, di un volto che non è finalmente più mio. Piove. Lo senti?   È  solo un rumore, il nostro. Quello del nostro cuore, unico, che ha cessato i due battiti distinti. Se accosto la mia mano al tuo seno , o se vi giaccio come un fanciullo, è mio il cuore che sento...

Faro

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A te, il mio fulmine Dammi una finestra da guardare! L' Amore è rifugio per le anime in tempesta. Il suo arrivo è inaspettato ed improvviso, quasi difficile da credere ma ti coglie così. È  un lampo, lontano, in un cielo estivo nuvoloso. Non ti accorgi del suono perché non c'è, non puoi. Nessun tuono sconquassa la tua vita, nessuna pretesa roboante. Non sai che c'è fin quando non alzi gli occhi al cielo e, scrutando l'orizzonte, non ti avvedi di quella luce che trafigge la tenebra che ti opprime. - "L'Amore, Claudio, è un fortunale" -mi ha detto una volta una persona saggia. Le credo come si crede ad un padre che ti stringe amorevolmente, orgoglioso. Amare , è elettromagnetismo non chimica: nessuna reazione chimica nel cervello, nessuna emissione di ormoni. È  una tempesta di fulmini al suo principiare, è la magnifica virulenza che ci scherma dal vento solare di questo mondo. L' Amore , è avere una finestra da guardare. Fermarsi poco dopo ...