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Meccanica del moto del mondo e di una foglia

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 Se una mattina d'estate un viaggiatore , madido dall'attesa e trasognato, volgesse le lenti alla speranza dell'arrivo del suo mezzo e la trovasse colorata del cielo e di una foglia verde caduca sotto un albero che ombreggia il sole e sè; di quella sua luce che s'apprezza, che direbbe al vederne la vita filtrare soffusa e luminosa di sotto dalla pagina, non quella che non ha ancora in mano? Ci sono mondi la cui fisica può ben essere spiegata da strumenti che sanno riguardarla attraverso anni-luce, e di questi sembriamo saperne tutto quanto ci basta per poterne dire che un giorno sarebbero un buon posto da chiamare casa; ma di questo, e di come ce ne sentiamo padroni senza afferrarne il senso ultimo, ci sforziamo di capire, quando mossi da buone intenzioni, cause e accidenti del nostro andare senza fine alla storia oppure, quando non lo siamo, che stramba simulazione alla fine risulti questo cerchio concentrico, questa elica veloce che s'avvita stretta verso una fine...

Tre mandorle alla finestra

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scritto ascoltando "Stubborn Love" dei The Lumineers Ci sono giorni nei quali uno non spera altro che affacciarsi alla propria finestra, in una serata piovosa, e non trovarne altro che la vita che scorre incessante: il riflesso lucido del bagliore lontano dei led dei lampioni rotto solo da macchine sfreccianti, tanto reali quanto le navi spaziali di Star Wars. Dove vanno? Che fanno? Chi sono? Perché attraversano questa via e non un'altra? Sembrano entità autonome, nelle quali i guidatori, questi enti portatori di vita, sembrano dissolversi come un fumo nero destinato ad infondere intelligenza nella macchina che passa e scorre via senza un preciso ordine o senso, senza organizzazione alcuna, senza una verità di fondo da propugnare se non il proprio moto. E che sappiamo di quel moto poi? Donde gliene viene quella potenza che le spinge? Per dove le conduce? E come pare caldo e confortante immaginare che per sé esistano e non vedere altro che la propria invincibile solitudine...

Mal di Gerusalemme

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  Latina Scalo, a sei giorni dal ritorno dalla Terra Santa Quando sono arrivato a Gerusalemme, grande è stata la delusione allo scoprire che quella città non mi offriva alcun tipo di risposta oppure di orientamento verso le domande che, insistentemente, Le ponevo da molto prima di cominciare il mio pellegrinaggio: ogni dissonanza mi si poneva innanzi lungo le giornate che mi si preparavano, ogni mia idiosincrasia, era risolta nel ripetere a me stesso “Quando arriverai  a Gerusalemme sarà tutto diverso, quando arriverai a Gerusalemme ognuna di queste fatiche ne sarà valsa la pena, quando arriverai a Gerusalemme ti saranno date le risposte alle domande che da lungi poni a Dio.” Come se Dio fosse più vicino a Gerusalemme che a Roma oppure in un buco sperduto come Latina Scalo e come se la Città Santa fosse un amuleto oppure un’indovina alla quale porre domande: pensiero magico e, per ciò, infantile.   Così facendo, certamente ho potuto sopportare tutto quanto mi si poneva i...

Lettera dal Mare

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  Alla nuova donna che verrà Mio dolce amore, avrei voluto averti qui, con me, sulle sponde del Mare di Galilea a contemplare quella santità semplice che sembra spiegare ogni cosa e come tutta la ruota perfetta del mondo trovi in Lui la sua “raison d'être”. Avrei voluto averti qui, e tanto mi sarebbe bastato, e tutta la mia vita avrebbe probabilmente raggiunta la sua più perfetta compiutezza: ti ho straveduta, ancora, fra le onde mentre un gabbiano solitario vi planava e, poco distante dalla riva, da quelle si faceva cullare. Avrei voluto averti lì, perché è stato quanto di più santo la vita mi abbia permesso di esperire: ma tu sei quella sperevole assenza che rende vivo questo mio desiderio. Davanti a quel Mare, amica mia, potrei tradurre i nostri giuramenti in una santa promessa: la promessa che, quando ci chiameremo con quell'amorevolezza che, unica, si vuol sentire una sola volta, comincerebbe per noi quella semplice vita nuova fatta non di sterili rime ma di ogni gioia fac...

La felicità è

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 La felicità è un cielo d'un bianco opaco ma luminoso, con delle tenere nuvole grigie il cui colore è stato impastato con una punta d'azzurro, e stralci di un cielo settembrino, come riflessi, in lontananza. L'amore, è tutto questo. Ma ascoltando Vivaldi. Claudio

Minuetto per una tessitrice

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"Non ricordavo che un sorriso potesse essere così dolce e un'assenza così amara" - dico, sfiorando la ceramica rossa del pavimento- "mi manchi: mi pare di annegare nell'aria che c'è fra me e te" "Dove sei?" "Seduto sul pavimento del mio ingresso, è tutto buio. Ha un senso per te?" "Se la tristezza ha un senso, allora sì" "Sei triste?" "Non sei qui" aggiungi, con la voce rotta da una commozione fatta di brevi e minime. Perché gli affetti alle loro prime battute si nutrono, quasi si beano, della necessità dell'altro e la rendono una virtù che neppure le scienze morali sanno spiegarsi ed a cui qualcuno dà nome, non bastevolmente, "reciprocità". "Mi manchi, Monica" dico ancora, appassionatamente e con più enfasi. "Non mi chiamo Monica, Claudio" mi ridici affabile e delicata "No, è vero. Ti chiami così solo qui, nel ricordo che ho di alcuni nostri momenti e ch...

Ottobre

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Certe considerazioni le si attenderebbero piuttosto a ridosso di date o scadenze significative e, per certi aspetti, forse è così. Considero l'autunno sempre una stagione felice (la più felice dell'anno, per me) ed un preludio a tutte quelle che verranno: come se il mio personalissimo Capodanno si situasse in questo particolare momento del fluire della vita nella vita del mondo, e non credo sia un caso che anche oggi sia perciò una festa mariana ed una di quelle a cui sono assai più legato, per giunta! Vengono, insieme a questa stagione, tutta una serie di riflessioni: non sull'anno che si avvia alla fine ma sull'esistere e sul come stare al mondo e che cosa questa apparentemente semplice cosa comporti. Che esistere non possa bastare all'uomo innamorato, ed innamorato della vita, è cosa lapalissiana ed assodata da anni: solo l'uomo che esperimenta l'amore trasforma l'esistere in più che semplice respirare . Alla soglia dei trent'anni, tutto proteso e...

Speranza

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Ho visto dei bambini, sotto casa, correre disperdendo i piccioni. C'è ancora speranza. Claudio

Tre donne intorno al cor mi son venute

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Questa notte ho sognato. Nel mio letto giacevo supino, in un letto non mio però tanto era trasfigurato eppure mio, in una stanza non mia tanto avvolta era da un soffuso e nebuloso chiarore epperò mia, circondato da pareti che svanivano come fumo iridescente al solo toccarle: un luogo conosciuto e sconosciuto insieme, dovrei dire. D'un tratto alle mie spalle, in questo confuso dormiveglia, giunge una donna dalla lunga veste discinta, un peplo di seta organzina, che mi cinge il capo e mi accarezza la fronte quasi come tentando di sedurmi. Le sue dita mi sfiorano la guancia la spalla, e sento che mentre mi tocca lascia cadere qualcosa di soffice e leggero sulla mia pelle e tutto attorno al mio capo, e ora le sue mani mi si allargano sul petto. Mentre la guardo, quasi immobile e respirando appena, presagisco il momento che si avvicina. Si appoggia al mio busto, e in un solo movimento fluido la vedo sopra di me. Per quanto abbia gli occhi aperti, ho lo sguardo pieno e trasognato e non r...

Altrove

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Stasera ho fatta una cosa bislacca. Camminando in strada e percorrendo un tragitto che mi è fin troppo noto, ho alzato lo sguardo. D'improvviso, la strada sgombera e silenziosa, la sua serpentina di curve affastellate, quel sempre solito pino che si protrae fino ad indicarmi la luna, lo stesso colore scuro e consunto dell'asfalto e persino quel maleodorante secchio della spazzatura, sono d'improvviso stati cosa nuova. Non già perché sia mutato il mio sguardo o la mia prospettiva, non perché vi abbia straveduta una qualche epifania. Semplicemente, sono stati cosa nuova, pur nel mio guardarli come già avevo fatto in passato. Li ho veduti così come sono e, dopo averlo fatto, ho continuato a farlo . Iddio me ne è testimone: forse perché dopo molto tempo infine sono felice, stasera ho camminato in un altro luogo. Claudio

Elogio (al contrario) della mediocrità

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Mediocre è questo post, mediocre è questo blog, mediocre chi mi legge e mediocre è chi vi scrive. Mediocre chi pensa che la società sia mediocre, pur non avendo alcun titolo per pensarlo e sguazzando anzi egli stesso nella mediocrità. Mediocre chi pensa e chi pure non lo fa. Mediocre chi vive e mediocre chi muore. Mediocre chi pensa d'essere un romanziere, mediocre chi assolve ai compiti di governo, mediocre ci fa arte e chi fa musica, mediocre chi fa cinema e chi fotografia, mediocre chi pensa, chi sogna e chi spera. Mediocre chi crede e crede d'essere unico, mediocre chi si compiace della propria ignoranza e chi della propria cultura. Mediocre chi sta sopra l'atmosfera e chi vi sta sotto, mediocri tutti sotto questo cielo ma non Chi vi sta sopra. Mediocri noi che crediamo di non esserlo, alzandoci sopra il caos ordinato del mondo. Dove non c'è supremazia, dove non c'è Ordine, dove non c'è scala né armonia, regna nell'unanime uguaglianza la Mediocrità. ...

Sopra un giorno d'autunno

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Ho Vivaldi nelle orecchie, il tepore del sole che lambisce la mia destra allungata sulla borsa nera, il passo leggero e non una cura come bagaglio a rallentarmi. Solo il cielo, alto fra due binari, e trecento metri davanti. Guardo la scena illuminata, l’aria è cambiata, guardo il mio riflesso sul display del pc e mi rivedo, due occhi che mi scrutano ad ogni cartellone avanzando e sui vetri zigrinati del barbiere si perdono, mentre penso che, da quando sono in piedi, sono stato troppo impegnato a non accorgermi di essere felice. Oggi sono felice. Claudio