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Visualizzazione dei post con l'etichetta Zippora

Salomone capirebbe

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  Quand'ero più giovane ho letteralmente, in senso metaforico (e perciò letterario), e letterariamente, nel senso più stringente, saccheggiato il Cantico dei Cantici da cui ho più volte preso ispirazione e per le mie epistole più o meno private ( più o meno , perché sono comunque tutte qui pubblicate ) e per il linguaggio adottato nel parlare delle donne de la vita mia. Un significato unitario di matrice biblica e cristologica che trova il suo vero fascino nella riproposizione, anche decontestualizzata, dei suoi segni e significanti: " Le tue chiome sono come un gregge di capre che scendono dal monte Gàlaad; -dice Snoopy- I tuoi denti come un gregge di pecore tosate [...] tutte scendono appaiate; nessuna è senza compagna " -prosegue Salomone. A noi contemporanei paiono commenti quasi astrusi, privi del loro fascino arcaico, ma pensate a quanto doveva essere bello sposare una donna che possedesse tutti i denti! La bellezza di questo linguaggio è il suo inscrivere il cant...

Lettera alla Donna che verrà, ancora

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Carissima Donna che verrai, ti scrivo ancora a distanza di anni. Nella penombra avvilente di un crepuscolo estivo, fatto neppure di luce ma di ombre di luce. Ti scrivo, ancora, oggi più che mai, più forte che mai prima d'ora; a trafiggermi la carne, a legare le parole con lacci che le avviluppino al cuore, che sappiano essere quel sangue nero e denso trascinato all'estremità dei mezzi per i quali esistiamo e ritornino, a ristorarsi, ai polmoni attraverso i quali semplicemente respiriamo. Ed io, carissima Donna che verrai, respiro l'aria satura delle tue attese, di ogni tua nuova attesa . Oggi, più che mai, non saprei neppure più dire se la tua figura si delinei sfocata ma presente al mio orizzonte. Oggi, più che mai, non so dire se tu sei la Donna che verrai, o quella Che è Stata e, pure, se nel tuo essere stata sarai la Donna del Ritorno . Perché tu sei la Donna che era , la Donna che verrà e forse mai la Donna che è . Eppure, già tre volte lo sei stata, già tr...

Se (9496)

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E se fosse possibile scrivere una lettera al se stesso di dieci anni fa? Caro Claudio , come stai? Sono te, solo dieci anni più grande: sono il Claudio del 2018. Ritengo di volerti, ed in parte di doverti, dire tante cose. Non so esattamente da dove partire. La mia vita, ( pardon , nostra ) non è cambiata poi tanto. Sai, frequentiamo l'università. Probabilmente, ti chiederai come sia possibile: diciamo che i nostri piani non sono andati esattamente come li avevamo previsti ed immaginati. In effetti, tutta la nostra vita ha preso una piega strana: non voglio anticiparti poi molto ma credo che essere più preparati a ciò che verrà non potrà certo nuocerti. Frequentiamo l'Università in una città che amiamo, e di cui pure non voglio farti il nome per non condizionare le tue eventuali scelte future, e frequentiamo una facoltà che amiamo (più o meno): diciamo che, quantomeno sulla facoltà, abbiamo fatto una scelta discutibile e che ci ha divisi fino all'ultimo ma che è nost...

Schermo che mi scampi

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Durante una delle lezioni del primo anno, la docente di Letteratura italiana principiò dicendo: " Non chiedermi questo, lo sai: l'amore è una cosa per giovani ". Una sommessa risatina accompagnò questo suo intervento e si protrasse finché non spiegò a cosa si stesse riferendo: era una citazione da una lettera che il Piccolomini mandava ad un amico che gli aveva richiesto una storia d'amore. Ricordo come rimasi traumatizzato dalla prepotente idiozia che si imponeva lungo tutto quello scritto e saliva a galla nei punti in cui l'autore più voleva accentuare la forza legante di Amore, che coi lacci tiene le corde. Ad ogni modo, me lo chiesi davvero se fosse così, se cioè l'amore fosse davvero solo per i giovani. L'uomo che lo scrisse aveva quarant'anni (ed una lunga carriera di celibato davanti a sé, anche se ancora non poteva saperlo) e forse il suo tempo ne decretava una più che prematura vecchiaia o, forse, aveva già così intensamente vissuto da non...

Sotto gli ombrelli, ancora

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A Monica Piove. La luce sul selciato bagnato mi tiene compagnia mentre attraverso, solo, questo inestricabile groviglio di vita e pietre. Mi ricorda, questa luce, la luna del mio mare. E la mente corre a luoghi che non dovrebbe ricordare, a volti che non dovrebbe osare, a pietre che hanno più perché di un gesto. Piove. Per un attimo, un attimo solo, aveva smesso. Adesso riprende, ed è come principiare nuovamente. Principiarsi : un battito senza colpi a perdere. Piove. Ma sotto gli ombrelli non ci sono mai uomini soli: l'ombrello è ancora caldo, di una mano che non è la mia; la mia bocca è finalmente sazia, di quelle ardenti parole silenziose che muovono le labbra sole; i miei occhi sono finalmente pieni, di un volto che non è finalmente più mio. Piove. Lo senti?   È  solo un rumore, il nostro. Quello del nostro cuore, unico, che ha cessato i due battiti distinti. Se accosto la mia mano al tuo seno , o se vi giaccio come un fanciullo, è mio il cuore che sento...

La lista

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- Avrei dovuto dirti di no -è la frase che rompe quel silenzio che si era creato da dopo pranzo, quando io avevo preso a picchiettare la tastiera del pc cercando di terminare un saggio per un concorso e lei aveva iniziato a lavare a mano i suoi indumenti neri, a suo dire "troppo delicati per finire in lavatrice". Sta sfregando con violenza un capo, cercando di togliere una macchia, e quella frase è la risultante dell'arrovellamento di un pomeriggio intero, che trova sfogo solo ora. Almeno per me: i suoi "capi delicati" non credo la pensino allo stesso modo. - Come, scusa? -assorto nella scrittura, cado letteralmente dalle nuvole (che botta! Dove sono quei panettoni quando servono?!). - Avrei dovuto dirti di no -mi ripete, con lo stesso tono monocorde. - Se avessi saputo quanto ci sarebbe stato da fare, avrei certamente dovuto dirti di no. - Beh, non mi sembra di averti puntata una pistola alla tempia quando te l'ho chiesto -replico un po' seccato. -...

8034

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"Poi, ecco, capitano momenti come questi e riesci a farti perdonare tutto. Perché in momenti come questi tu mi dai tutto. In momenti come questi non solo so che ci sei, ma che mi vuoi bene. Grazie Papà!"   Caro Papà, lascia che sia io, questa volta, a scriverti. Lascia che sia io, questa volta, a risponderti. Lascia che sia io, questa volta, a dirti quanto bene ti voglio. In questi giorni mi sono arrovellato per cercare di comprendere come questo tempo, che sento più vivo, sia la mia pienezza. Fin da quando sapevo questo giorno sarebbe giunto, ero conscio che più di altri mi avrebbe cambiato, più di altri avrebbe rappresentato un punto fermo nella mia vita, più di altri avrebbe significato l'apice fulgente di questo mio grande percorso, ed io sarei stato allora conscio che il tempo della pienezza era per me finalmente giunto. Da quando ho memoria, credo di poter affermare di avere atteso questo giorno, che ormai giunge al termine, e di aver sperato che qualcosa mag...

Una donna

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Lo avevi promesso. E sei tornata. Dovevi tornare. Il tuo ritorno mi causa sempre imbarazzo, stupore, vergogna. Sì, vergogna. La vergogna d'appartenerti, e di saperlo, ma di rifiutarlo ostinatamente. Continuo a rifiutarti. Spesso sto lì a guardarti, dalla finestra, a contemplare la tua bellezza tutta terrena e tu ti lasci guardare. Sai che il mio sguardo è su di te e, quelle poche volte in cui ti volti, mi fissi intensamente e lo ricambi. Leggi il mio sgomento che si palesa ogni volta che ti vedo, il mio profondo disagio, e mi conduci gli occhi verso profondità che continuo a dire di detestare, pur amandole visceralmente. Mi guardi dentro, non distogli il tuo volto: me lo poni, anzi, più in luce e luminoso, ché io possa guardarlo meglio. Io ti appartengo e tu mi appartieni . Ci apparteniamo vicendevolmente, stretti, come siamo stati, in un fecondo amplesso. Un cordone troppo viscerale per reciderlo. Sei tornata da me, me lo avevi promesso. E questo che accade, queste parole che...

Atomo

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Atomo il mio cuore: spaccato, diviso. Spaccato l'indivisibile, divisa l'unità. Come due mani, che lo abbiano preso e ne abbiano squarciate le carni: aperti atrii e ventricoli, una divisione rozza e perfetta di cavità tanto fragili. Chi ne beva del sangue innamorato, non so. Io sono un atomo , tu il mio Fermi. Penetrata fra le carni, hai fatto polvere di quest'ampolla come non pensavo sarebbe mai stato possibile, inutile negarlo. Con la rabbia del peggior bassista rock, hai distrutto la mia cassa di risonanza. E la mia corda, che tenta di vibrare, sperde in un suono secco, all'aria, il suo canto d'amore . Buffo, buffo quello che siamo stati: due elettroni . Sì, due elettroni. Due elettroni attorno al nucleo del nostro sentimento: ci siamo girati intorno, studiati e studiato. Studiato il sentimento, quel nucleo instabile di un atomo altrettanto instabile. Ricordo con fatica le lezioni di chimica: la primavera era alle porte, l'aria era brillante, la...

Pioggia

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Piove . Così intangibile e leggera è una presenza: la tua. Torno a pensarti con una leggerezza che non mi è propria, con una consistenza evanescente, una persistenza inconsistente. Torno a pensarti e non ho preoccupazione: la memoria ti sfiora, carezza il tuo ricordo. Amoreggiare con leggerezza , questo fu tutto. Sono nuovo a questa fuggevolezza del ricordo e del sentimento: sempre solgo, invece, serbare il ricordo fintantoché fa male. Quasi mi manca questo dolore vissuto: oggi, sono alieno da me. Claudio

Quattro mesi

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E com'è crudele il tempo, che tende sempre a ricordare se stesso. Non trovi? Claudio

Tra le braccia

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Pochi giorni, che s'appressano, mi vedono lontano dalla mia bella terra, dalla mia bella casa, dalla mia bella Chiesa. Sì, mi manca la mia Chiesa, più ancora che la mia stanza, più ancora delle stesse mura che m'hanno visto crescere. In fin dei conti, anche queste, quelle, mura m'hanno visto giovane virgulto e arbusto resistente: possano, un giorno, vedere la quercia che sarò. Mi manca casa mia, la mia Chiesa. E la mancanza diviene mancanza fisica, assenza, presenza di un corpo inconsistente. Tra le braccia, è tra le braccia che vorrei stringere, la mia Chiesa. Tra le braccia l'assenza si fa più acuta e le sue poderose colonne, che sembrano abbracciare me, l'abbracciare quelle mi manca: il ricordo degli abbracci, pelle contro pietra, carne viva contro alte mura vibranti ed oranti. Quello mi manca . Sento un'assenza, un'assenza... Tra le braccia sta la mia assenza, il fantasma di chi vorrei stringere. E lo stringere quella, impossibile, diviene all...

La chiave e la porta

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Sei qui . Ti avvicini. E segui la parete nera. E vedi una porta. E la tocchi. E la porta è socchiusa. E la parete vibrava al tuo tocco. La stanza era chiusa. Chiusa .  Toccando la parete, forse, l’hai aperta. Sembra che sia un varco vivo (per dove?) . Hai toccata la porta. E la porta è socchiusa. E il tuo tocco la apre. E la stanza è buia. E tu muovi un passo appena. Ma la stanza è ancora buia. E il pavimento sembra vibrare, ancora, sotto il passo tuo incerto. E il passo è incerto. E la stanza ancora buia. Il piede nudo tocca il pavimento. Un momento . Ristai ancora lì, un momento , ed esci. E la stanza è buia, e la stanza è vuota. E tu non ci sei più. Ed il tuo passo si è ritratto. Sei rimasta lì un secondo appena, a soppesare quanto quel buio, quel bacio , ti spaventasse davvero. A considerare quanto ti fosse necessaria la luce. E la porta era aperta. E tu ti sei ritratta. E forse la luce si sarebbe accesa. E forse avresti visto. Ma cosa? ...

Last chance

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Non c'è più tempo, è l'ultimo. L'ultimo momento concesso. L'ultimo momento per poter parlare, per poter dire ancora una parola. L'ultimo momento, altri non ce ne saranno. L'ultimo momento concesso per poter dire. ancora. solo. una. parola. Non posso, non potrò concederne altri. I silenzi pieni di parole, una volta, erano la mia specialità: adesso, invece, sono assordanti enigmi da decifrare. Sono stanco di enigmi: ho bisogno di vivere con chiarezza, nella chiarezza. Ho bisogno che la luci baci la mia vita. Un'amica, di recente, mi ha detto: "Lì fuori è tutto così dannatamente complicato, lo sai." Lo so, ma questo è semplice. Deve esserlo. Perché ho bisogno di respirare, di muovermi, di starne dentro o venirne fuori. Sono ancora qui, fermo, a dire la possibilità che hai di parlare ancora. Non è un ultimatum. È  il mio dirti che, contro la mia volontà, mi sono incamminato. Contro la mia volontà, il mio cuore si è mosso. Non riesco ...

Altalene

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Le altalene hanno cambiato tutta la mia vita, tutta. Ogni punto di svolta, ogni nodo cruciale, ricorda un'altalena, anche un poco distante. Arrivo piano. A “passi tardi et lenti” cammino sul selciato. Mi avvicino col leggero cuore appesantito da quello che vedo: sopra di me è la notte, sotto di me bruna terra. Mi siedo: un braccio perso nel nulla, l’opposta mano saldata in alto alla catena. Eccola, la nuova Pietà: pietà d’uomo senza dolore, un affranto senza dolenza. Comincio a dondolarmi. Su e giù, su e giù, su e giù. Non ha senso, ma il cuore sembra alleggerirsi nel suo anelito d’altezza. Sono un bambino senza perché. Mi fermo, prima che il mio desiderio mi spinga come un proiettile nel mentre del suo moto parabolico. Ristò a lungo così. Lasciatemi divertire, lasciatemi riposare. Il vento che mi accompagna, e muove l’altalena che mi sta di fianco, ha l’odore delle pietre antiche durante le sere serene. Un’altalena, percezione di movimento, di slancio di un corpo e ...

AnnoZero

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- Buongiorno, prego. Ecco, da questa parte. Signora Speranza si accomodi. Benvenuta nel mio umile cuore. Le piace il vestibolo? Vedrà, il salotto è anche meglio! La Speranza guarda, dicendo qualcosa tra sé e sé. - Gradisce un thé? O forse un caffè? - Caffè, grazie. - E caffè sia. (Dopo qualche secondo, dalla cucina) Metto su il caffè e sono subito da lei. Passa ancora un minuto - Eccomi, eccomi, mi scusi. - Allora, mi ha invitata qui oggi e... - ...e lei voleva sapere il perché. - Beh, ovvio! - Signora Speranza, prima di dirle perché l'ho invitata qui, vorrei raccontarle un poco del mio passato anno, se permette. - Ovvio, ovvio. Non ci sto capendo molto, ma dica ugualmente: oramai son fatta curiosa. - Il mio passato anno non è iniziato bene: il saldo era negativo fin dal primo giorno, e negativo di molto. Avevo persa Zippora, la mia più cara amica, e questo perché, di lei, m'ero infine innamorato. Inevitabile, oserei dire. Non sarebbe potuta andare altrimenti: co...