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Visualizzazione dei post con l'etichetta Elogi

Ascolta, mio povero cuore

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  Ascolta, mio povero cuore vedovo d'amore, ti porto la consolazione: voglio raccontarti la storia dell'uomo che andò a cercare se stesso, battendo di palmo in palmo la più santa delle terre, e toccò con le sue mani le stesse pietre che il Cristo avrebbe potuto tramutare in pane; ma che tornò colle ossa rotte e forse ancora più peccatore, i piedi smarriti, lo sguardo sperso ma una corda innamorata e la cassa espansa da tanto affetto trovato e poi nuovamente celatosi. Voglio raccontarti la storia dell'uomo che tanta parte ha spesa del suo tempo a costruirsi un futuro di carta, che pare però non addivenire, e su questo ha scritto appassionate pagine vergate d'un inchiostro sanguigno: ti dirò di come abbia combattuti acqua e vento, galoppate in treno le vaste distanze che lo separavano dalle sue speranze, rinverdite le sue gioie nei verdi pascoli dove i libri si incontrano e ne sia comunque uscito sconfitto. Ti dirò dell'improba sua battaglia per ricevere delle sue fat...

Mal di Gerusalemme

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  Latina Scalo, a sei giorni dal ritorno dalla Terra Santa Quando sono arrivato a Gerusalemme, grande è stata la delusione allo scoprire che quella città non mi offriva alcun tipo di risposta oppure di orientamento verso le domande che, insistentemente, Le ponevo da molto prima di cominciare il mio pellegrinaggio: ogni dissonanza mi si poneva innanzi lungo le giornate che mi si preparavano, ogni mia idiosincrasia, era risolta nel ripetere a me stesso “Quando arriverai  a Gerusalemme sarà tutto diverso, quando arriverai a Gerusalemme ognuna di queste fatiche ne sarà valsa la pena, quando arriverai a Gerusalemme ti saranno date le risposte alle domande che da lungi poni a Dio.” Come se Dio fosse più vicino a Gerusalemme che a Roma oppure in un buco sperduto come Latina Scalo e come se la Città Santa fosse un amuleto oppure un’indovina alla quale porre domande: pensiero magico e, per ciò, infantile.   Così facendo, certamente ho potuto sopportare tutto quanto mi si poneva i...

Speranza

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Ho visto dei bambini, sotto casa, correre disperdendo i piccioni. C'è ancora speranza. Claudio

Elogio (al contrario) della mediocrità

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Mediocre è questo post, mediocre è questo blog, mediocre chi mi legge e mediocre è chi vi scrive. Mediocre chi pensa che la società sia mediocre, pur non avendo alcun titolo per pensarlo e sguazzando anzi egli stesso nella mediocrità. Mediocre chi pensa e chi pure non lo fa. Mediocre chi vive e mediocre chi muore. Mediocre chi pensa d'essere un romanziere, mediocre chi assolve ai compiti di governo, mediocre ci fa arte e chi fa musica, mediocre chi fa cinema e chi fotografia, mediocre chi pensa, chi sogna e chi spera. Mediocre chi crede e crede d'essere unico, mediocre chi si compiace della propria ignoranza e chi della propria cultura. Mediocre chi sta sopra l'atmosfera e chi vi sta sotto, mediocri tutti sotto questo cielo ma non Chi vi sta sopra. Mediocri noi che crediamo di non esserlo, alzandoci sopra il caos ordinato del mondo. Dove non c'è supremazia, dove non c'è Ordine, dove non c'è scala né armonia, regna nell'unanime uguaglianza la Mediocrità. ...

C'era una volta, ma solo lì...

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Claudio

Canto mongolo

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Il treno non si muove. I paesaggi che fino a poco prima si sono susseguiti rincorrendosi, hanno ora lasciato il passo ad un pallido biancore: arranchiamo nella neve. Non posso allora non pensare, fissando questo tutto che si riduce ad un nulla monoespressivo, ma di una virginea bellezza, che questo è l'unico segno del cielo che non ci ha mai visti in uno dei nostri abbracci stretti . Ho sempre molto desiderato, fintantoché ancora sommavamo i nostri giorni insieme, ho desiderato che questo testimone del cielo ci vedesse così: noi, semplicemente . Uniti in uno di quegli abbracci in cui non si saprebbe dire il proprio estremo limite, tanto si è formati all'altrui forma. Avrei desiderato la neve ci cogliesse così: candidi anche noi . Pallidi, esanimi per la fatica, avvolti da quei sudari di dolcezza che erano, in quei momenti, le nostre lenzuola. Talvolta, solevo immaginarci più bianchi della neve stessa: quasi che la nebbia del mattino, entrando dall'ampia finestra, pot...

Sopra Giuseppe Cegnini, sacerdote

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Il busto sporto in avanti, appoggiato sui gomiti, le mani giunte alla maniera d'una prece e tutti osservi coi tuoi grandi occhi, che catturano tanta più luce quanto è la Grazia che rimirano in ciascuna delle persone che hai davanti: così siedi, scomposto, mentre noi parliamo. Inequivocabile modo in cui, lo sappiamo, tu pensi ed ascolti. E se il pensiero è un poco più profondo, se necessita che tu lo guardi un attimo dall'alto per ficcartici dentro più profondamente, allora ti rimetti composto sulla sedia incrociando le braccia ed i piedi, che si nascondono sotto la sedia (che flette le sue fragili gambe accogliendo la tua stazza), e con i denti cominci ad accarezzare il pizzetto, sovrappensiero. Poi, si crea un attimo di silenzio e tu parli, con quella tua voce profonda ed un poco roca, nella quale noi ravvisiamo la bonarietà d'un padre saggio sempre pronto ad ascoltare e correggere. Mai potrò dimenticare, nella mia vita spero lunga, il modo ed il tono con cui chiami il...

Il volto di Dio

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Studia le scienze che hanno condotto fin qui l'uomo: plaudi alla fisica ed alla matematica, mira l'alchimia e la chimica, scruta la metafisica e la letteratura, fìccati nella trama del mondo e nel cuore dell'uomo. Poi, immagina: il meccanismo profondo che muove l'universo come un ingranaggio, il muoversi delle foglie, le ragioni e le cause dell'esistere e dell'andare, gli infiniti sconvolgimenti dell'animo umano; tutti contratti in un solo e unico punto che catturi lo sguardo. Prendi la più bella visione estatica mai contemplata, moltiplicala per l'inimmagginabilità dell'infinito ed estendila alle soglie della misura più colma del tempo che tu possa pensare e più oltre ancora, fino all'eternità; e, se anche fossi riuscito a toccare misure incomprensibili all'uomo, avresti appena meno di uno spiraglio di ciò che sarebbe guardare in pieno il volto raggiante di Dio.

A chi va, a chi viene, a chi resta

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"Amiche, miei amici, anime amate" , prestatemi ascolto, ve ne prego. A voi che siete stati e non siete più, a voi che siete ancora nuovamente, a voi che siete sempre stati o che sempre avete deciso di esserci; a voi tutti, come state? Spero di avervi colto in uno di quei passaggi importanti della vostra vita che lasciano sempre il segno, affinché possano queste parole lasciare, ugualmente, un segno. Iddio sa quanto tutti ne abbiamo bisogno! Oggi ho qualcosa da dirvi, da dire a voi, che nella mia vita siete state persone assai importanti; a voi, che viaggiate o avete trovato terra; a voi, che andate, venite, o rimanete. A chi va , io dico: amico caro, grazie. Grazie per esserci stato, grazie per aver cambiato la mia vita, grazie per ogni tua parola, che sia stata di conforto o di rimprovero. Grazie, per avermi dato l'occasione di conoscerti, apprezzarti, ammirarti, starti vicino e condividere le tue fatiche, i tuoi errori, le tue false speranze, la tua meraviglia e...

Lettere al caffè

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Caro caffè, come stai? Mio carissimo e vecchissimo amico, quante ne abbiamo passate insieme... Sì, capisco: è un po' tardi per scriverti. Tardi in tutti i sensi. Inoltre, è un bel po' che non lo faccio. Sai, stavo pensando a quante ne abbiamo passate insieme, quanti momenti duri. Ricordo bene anche quando ci siamo presi una pausa per un po'. Beh, in una relazione come la nostra capita spesso: voglio dire, tu mi sei indispensabile, ho bisogno di te . Credo mi sia sempre piaciuto il verbo inglese "need": necessitare, aver bisogno. Alcuni verbi inglesi, in verità, sono geniali e basta. Sono secchi, concreti, materiali in un modo impressionante (non che mi aspettassi altro da un popolo similmente pragmatico e votato ad una elegante efficienza). Sì, lo so, lo so: cosa può mai venire di buono da dei bevitori incalliti di thé, non lo capirai mai. Neppure io, devo essere onesto. Però, questo almeno, devi concedermelo: è un verbo bellissimo "need"; come ...

Intrappolare la luce

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Credete sia possibile intrappolare la luce, possedere il Sole? Credete sia possibile appropriarsi della bellezza di un raggio e porlo nella propria faretra come dardo d'amore? Se tanto bella è la grazia e la pallida virtù della Luna, quanto allora lo sarà lo splendore magnificente del Sole? Sostengono, alcuni, che Dio, fatto stanco, abbia dimenticato questo nostro mondo ma la verità è che la presenza e l'adorazione passano attraverso lo sguardo di chi contempla i tramonti, con la consapevolezza che, mai identici fra loro, siano l'opera del Grande Artefice che si fa ricordare alla nostra memoria. Ringraziando, il Cielo è tanto vasto da poter contenere ogni tela da Lui dipinta, dal principio della Storia fino ad oggi: un grande museo, di arte sempre contemporanea. Ma, ritornando a noi, è possibile -mi chiedevo- intrappolare la luce? È possibile, fra le mani, tenere questa vicina stella che arde? Non rischio di bruciarmi? Non dovrei, io stesso, possedere mani intessute...

Sotto gli ombrelli, ancora

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A Monica Piove. La luce sul selciato bagnato mi tiene compagnia mentre attraverso, solo, questo inestricabile groviglio di vita e pietre. Mi ricorda, questa luce, la luna del mio mare. E la mente corre a luoghi che non dovrebbe ricordare, a volti che non dovrebbe osare, a pietre che hanno più perché di un gesto. Piove. Per un attimo, un attimo solo, aveva smesso. Adesso riprende, ed è come principiare nuovamente. Principiarsi : un battito senza colpi a perdere. Piove. Ma sotto gli ombrelli non ci sono mai uomini soli: l'ombrello è ancora caldo, di una mano che non è la mia; la mia bocca è finalmente sazia, di quelle ardenti parole silenziose che muovono le labbra sole; i miei occhi sono finalmente pieni, di un volto che non è finalmente più mio. Piove. Lo senti?   È  solo un rumore, il nostro. Quello del nostro cuore, unico, che ha cessato i due battiti distinti. Se accosto la mia mano al tuo seno , o se vi giaccio come un fanciullo, è mio il cuore che sento...

Faro

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A te, il mio fulmine Dammi una finestra da guardare! L' Amore è rifugio per le anime in tempesta. Il suo arrivo è inaspettato ed improvviso, quasi difficile da credere ma ti coglie così. È  un lampo, lontano, in un cielo estivo nuvoloso. Non ti accorgi del suono perché non c'è, non puoi. Nessun tuono sconquassa la tua vita, nessuna pretesa roboante. Non sai che c'è fin quando non alzi gli occhi al cielo e, scrutando l'orizzonte, non ti avvedi di quella luce che trafigge la tenebra che ti opprime. - "L'Amore, Claudio, è un fortunale" -mi ha detto una volta una persona saggia. Le credo come si crede ad un padre che ti stringe amorevolmente, orgoglioso. Amare , è elettromagnetismo non chimica: nessuna reazione chimica nel cervello, nessuna emissione di ormoni. È  una tempesta di fulmini al suo principiare, è la magnifica virulenza che ci scherma dal vento solare di questo mondo. L' Amore , è avere una finestra da guardare. Fermarsi poco dopo ...

Aldilà di te e del Mare

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Tutte le ragioni che mi volevano lontano da qui, sono ancora nuovamente valide Piove . Ho giurato di non pensarti più. Ho giurato che né quei modi né quella intensità ti avrebbero più riguardata. Il mio cuore vi sta riuscendo . Ora, devo solo dimenticare questi luoghi. Fuggire via, forse. Ora, devo solo dimenticare dov'è che sono nato. Nato all'amore . Claudio

Una donna

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Lo avevi promesso. E sei tornata. Dovevi tornare. Il tuo ritorno mi causa sempre imbarazzo, stupore, vergogna. Sì, vergogna. La vergogna d'appartenerti, e di saperlo, ma di rifiutarlo ostinatamente. Continuo a rifiutarti. Spesso sto lì a guardarti, dalla finestra, a contemplare la tua bellezza tutta terrena e tu ti lasci guardare. Sai che il mio sguardo è su di te e, quelle poche volte in cui ti volti, mi fissi intensamente e lo ricambi. Leggi il mio sgomento che si palesa ogni volta che ti vedo, il mio profondo disagio, e mi conduci gli occhi verso profondità che continuo a dire di detestare, pur amandole visceralmente. Mi guardi dentro, non distogli il tuo volto: me lo poni, anzi, più in luce e luminoso, ché io possa guardarlo meglio. Io ti appartengo e tu mi appartieni . Ci apparteniamo vicendevolmente, stretti, come siamo stati, in un fecondo amplesso. Un cordone troppo viscerale per reciderlo. Sei tornata da me, me lo avevi promesso. E questo che accade, queste parole che...

Il colore del grano

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Tre anni sono ormai passati dal giorno in cui Itaca ha visto la luce. In questi tre anni, questo spazio, mi ha visto maturare stilisticamente e personalmente. Sono orgoglioso dei numerosi passi verso la meta che ho potuto compiere grazie a queste pagine. Non ho molte parole per questa occasione, se non la voglia di ricordare. Come i più assidui e più vecchi lettori (i "miei amati cari quattro lettori") ricorderanno, l'esperienza di blogging iniziò per me nel lontano 2008 sulle pagine de "Il grano sussurra". Mi piace ricordare quelle pagine: il loro spessore interiore ma scarsamente stilistico, la capacità che possedevano di alleggerire il mio passo, lenire il mio cuore ed impedire che il mio dolore trovasse isfogo sulle carni altrui. Sono online da circa sei anni ed ho prodotto, in questi non-luoghi, tanti scritti quanti non ne annovera persino il mio carteggio personale e la somma dei miei appunti. Almeno credo: dovete perdonarmi ma, non avendo le carte s...

Altalene

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Le altalene hanno cambiato tutta la mia vita, tutta. Ogni punto di svolta, ogni nodo cruciale, ricorda un'altalena, anche un poco distante. Arrivo piano. A “passi tardi et lenti” cammino sul selciato. Mi avvicino col leggero cuore appesantito da quello che vedo: sopra di me è la notte, sotto di me bruna terra. Mi siedo: un braccio perso nel nulla, l’opposta mano saldata in alto alla catena. Eccola, la nuova Pietà: pietà d’uomo senza dolore, un affranto senza dolenza. Comincio a dondolarmi. Su e giù, su e giù, su e giù. Non ha senso, ma il cuore sembra alleggerirsi nel suo anelito d’altezza. Sono un bambino senza perché. Mi fermo, prima che il mio desiderio mi spinga come un proiettile nel mentre del suo moto parabolico. Ristò a lungo così. Lasciatemi divertire, lasciatemi riposare. Il vento che mi accompagna, e muove l’altalena che mi sta di fianco, ha l’odore delle pietre antiche durante le sere serene. Un’altalena, percezione di movimento, di slancio di un corpo e ...

P.S. Cuore

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Ho lette tante cose ultimamente. Mi sono dedicato alla lettura di diversi articoli, racconti, riflessioni, memorie, romanzi e biografie. Così, dopo aver terminato di leggere alcune di queste cose che m'hanno lasciato l'amaro in bocca, ho pensato: perché mi sento così? Perché leggere queste cose mi ha fatto sentire così? Per via dell'argomento? No, no, non credo: ho letto delle cose più disparate e giacché fra queste non vi è nessun legame logico ho motivo di ritenere che non si tratti dell'argomento. Beh, allora potrebbe essere lo stile: no, no, decisamente non è lo stile. Sono un lettore troppo raffinato per accontentarmi di leggere qualcosa che non ha stile ed eleganza nel tratto. Deve allora trattarsi della forma, non può essere altro! Sì, deve essere decisamente la forma! E invece no, non è neppure la forma, altrimenti avrei cestinato l'articolo dopo il primo periodo ipotetico sbagliato. In quello che ho letto mancava una cosa e fondamentalmente solo quell...

Scontatezza: una promessa

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Siena, lì 12 dicembre 2013 Non ti darò mai per scontata. Non ti darò mai per scontata: non mi abituerò mai a te, alla tua bellezza, alla tua grazia, alla tua forza interiore, al tuo essere donna e " donna de la vita mia ". Non mi abituerò mai a te, te lo prometto. Lo prometto ora, adesso, prima ancora di conoscerti perché, quando verrà il giorno in cui ti incontrerò, non dovrò accorgermi gradualmente di doverti dedicare più tempo e più attenzioni: in questo modo, lo so sin da ora. Sin da ora so di non dovermi, e non volermi, abituare a te. Abituarsi ad una persona è una morte lenta, che ti colpisce a poco a poco: col tempo, nulla di quello che fa riesce più a stupirti. E su questo, forse, ho torto perché col tempo tu smetterai di stupirmi: inizierai a meravigliarmi. Non vorrò mai abituarmi a te e prome tterlo adesso è il mio prome moria per il futuro, per il giorno in cui ti avrò davanti. Io ti vivrò. Ti vivrò ogni giorno: nella mia quotidianeità, nella tua strao...