Dolcezza e consolazione


 E se ascoltare Corelli non appagasse più? Se spandere le proprie giornate nell'oziosa e immobile ricerca di un senso che le illumini non passasse più, diveramente da quanto fin qui fatto, per quante siano le forme nobili e meno nobili della mimesis?

Se leggere, ascoltare musica, guardare distrattamente film e serie, fossero divertissement non più in grado di lenire l'angioscioso senso di vuoto che opprime il petto e le braccia?
Sono passati diversi anni, ormai, dall'ultima volta in cui ho sentito così vivamente e distintamente una mancanza incarnarsi fra le mie braccia e sul mio petto: c'è di che perderci la testa considerando quanto la vita possa essere piena quando hai un capo amoroso poggiato sul grembo e le braccia si empiono dello slancio di un corpo altrui che incontra il proprio.
No, Corelli non basta più che ad addolcire la mia pena; l'Amore non mi appare più come un tenero cielo settembrino in ascolto di Vivaldi: l'unico tempo che potrebbe rappresentare la mia felicità è questo e quello che certamente non la incarna è ugualmente questo stesso.
Come Saul ritemprato da Davide, c'è forse qualcosa che possa darmi pace?
Vivere nell'attesa di un nuovo concorso, di un nuovo evento, di un nuovo ritiro fra le uniche mura che sanno darmi quiete ma non risposte: cos'è questa mezza vita senza direzione?
Che spettacolo sto mettendo in scena?
Se voi lo sapeste, miei amati quattro, fatemene cenno. Ve ne prego.

Umilissimamante vostro, Claudio




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