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"Poi, ecco, capitano momenti come questi e riesci a farti perdonare tutto. Perché in momenti come questi tu mi dai tutto. In momenti come questi non solo so che ci sei, ma che mi vuoi bene. Grazie Papà!"   Caro Papà, lascia che sia io, questa volta, a scriverti. Lascia che sia io, questa volta, a risponderti. Lascia che sia io, questa volta, a dirti quanto bene ti voglio. In questi giorni mi sono arrovellato per cercare di comprendere come questo tempo, che sento più vivo, sia la mia pienezza. Fin da quando sapevo questo giorno sarebbe giunto, ero conscio che più di altri mi avrebbe cambiato, più di altri avrebbe rappresentato un punto fermo nella mia vita, più di altri avrebbe significato l'apice fulgente di questo mio grande percorso, ed io sarei stato allora conscio che il tempo della pienezza era per me finalmente giunto. Da quando ho memoria, credo di poter affermare di avere atteso questo giorno, che ormai giunge al termine, e di aver sperato che qualcosa mag...

Una donna

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Lo avevi promesso. E sei tornata. Dovevi tornare. Il tuo ritorno mi causa sempre imbarazzo, stupore, vergogna. Sì, vergogna. La vergogna d'appartenerti, e di saperlo, ma di rifiutarlo ostinatamente. Continuo a rifiutarti. Spesso sto lì a guardarti, dalla finestra, a contemplare la tua bellezza tutta terrena e tu ti lasci guardare. Sai che il mio sguardo è su di te e, quelle poche volte in cui ti volti, mi fissi intensamente e lo ricambi. Leggi il mio sgomento che si palesa ogni volta che ti vedo, il mio profondo disagio, e mi conduci gli occhi verso profondità che continuo a dire di detestare, pur amandole visceralmente. Mi guardi dentro, non distogli il tuo volto: me lo poni, anzi, più in luce e luminoso, ché io possa guardarlo meglio. Io ti appartengo e tu mi appartieni . Ci apparteniamo vicendevolmente, stretti, come siamo stati, in un fecondo amplesso. Un cordone troppo viscerale per reciderlo. Sei tornata da me, me lo avevi promesso. E questo che accade, queste parole che...

Atomo

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Atomo il mio cuore: spaccato, diviso. Spaccato l'indivisibile, divisa l'unità. Come due mani, che lo abbiano preso e ne abbiano squarciate le carni: aperti atrii e ventricoli, una divisione rozza e perfetta di cavità tanto fragili. Chi ne beva del sangue innamorato, non so. Io sono un atomo , tu il mio Fermi. Penetrata fra le carni, hai fatto polvere di quest'ampolla come non pensavo sarebbe mai stato possibile, inutile negarlo. Con la rabbia del peggior bassista rock, hai distrutto la mia cassa di risonanza. E la mia corda, che tenta di vibrare, sperde in un suono secco, all'aria, il suo canto d'amore . Buffo, buffo quello che siamo stati: due elettroni . Sì, due elettroni. Due elettroni attorno al nucleo del nostro sentimento: ci siamo girati intorno, studiati e studiato. Studiato il sentimento, quel nucleo instabile di un atomo altrettanto instabile. Ricordo con fatica le lezioni di chimica: la primavera era alle porte, l'aria era brillante, la...

Pioggia

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Piove . Così intangibile e leggera è una presenza: la tua. Torno a pensarti con una leggerezza che non mi è propria, con una consistenza evanescente, una persistenza inconsistente. Torno a pensarti e non ho preoccupazione: la memoria ti sfiora, carezza il tuo ricordo. Amoreggiare con leggerezza , questo fu tutto. Sono nuovo a questa fuggevolezza del ricordo e del sentimento: sempre solgo, invece, serbare il ricordo fintantoché fa male. Quasi mi manca questo dolore vissuto: oggi, sono alieno da me. Claudio

Quattro mesi

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E com'è crudele il tempo, che tende sempre a ricordare se stesso. Non trovi? Claudio

Tra le braccia

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Pochi giorni, che s'appressano, mi vedono lontano dalla mia bella terra, dalla mia bella casa, dalla mia bella Chiesa. Sì, mi manca la mia Chiesa, più ancora che la mia stanza, più ancora delle stesse mura che m'hanno visto crescere. In fin dei conti, anche queste, quelle, mura m'hanno visto giovane virgulto e arbusto resistente: possano, un giorno, vedere la quercia che sarò. Mi manca casa mia, la mia Chiesa. E la mancanza diviene mancanza fisica, assenza, presenza di un corpo inconsistente. Tra le braccia, è tra le braccia che vorrei stringere, la mia Chiesa. Tra le braccia l'assenza si fa più acuta e le sue poderose colonne, che sembrano abbracciare me, l'abbracciare quelle mi manca: il ricordo degli abbracci, pelle contro pietra, carne viva contro alte mura vibranti ed oranti. Quello mi manca . Sento un'assenza, un'assenza... Tra le braccia sta la mia assenza, il fantasma di chi vorrei stringere. E lo stringere quella, impossibile, diviene all...

La chiave e la porta

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Sei qui . Ti avvicini. E segui la parete nera. E vedi una porta. E la tocchi. E la porta è socchiusa. E la parete vibrava al tuo tocco. La stanza era chiusa. Chiusa .  Toccando la parete, forse, l’hai aperta. Sembra che sia un varco vivo (per dove?) . Hai toccata la porta. E la porta è socchiusa. E il tuo tocco la apre. E la stanza è buia. E tu muovi un passo appena. Ma la stanza è ancora buia. E il pavimento sembra vibrare, ancora, sotto il passo tuo incerto. E il passo è incerto. E la stanza ancora buia. Il piede nudo tocca il pavimento. Un momento . Ristai ancora lì, un momento , ed esci. E la stanza è buia, e la stanza è vuota. E tu non ci sei più. Ed il tuo passo si è ritratto. Sei rimasta lì un secondo appena, a soppesare quanto quel buio, quel bacio , ti spaventasse davvero. A considerare quanto ti fosse necessaria la luce. E la porta era aperta. E tu ti sei ritratta. E forse la luce si sarebbe accesa. E forse avresti visto. Ma cosa? ...