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Sopra un giorno d'autunno

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Ho Vivaldi nelle orecchie, il tepore del sole che lambisce la mia destra allungata sulla borsa nera, il passo leggero e non una cura come bagaglio a rallentarmi. Solo il cielo, alto fra due binari, e trecento metri davanti. Guardo la scena illuminata, l’aria è cambiata, guardo il mio riflesso sul display del pc e mi rivedo, due occhi che mi scrutano ad ogni cartellone avanzando e sui vetri zigrinati del barbiere si perdono, mentre penso che, da quando sono in piedi, sono stato troppo impegnato a non accorgermi di essere felice. Oggi sono felice. Claudio

Sopra Giuseppe Cegnini, sacerdote

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Il busto sporto in avanti, appoggiato sui gomiti, le mani giunte alla maniera d'una prece e tutti osservi coi tuoi grandi occhi, che catturano tanta più luce quanto è la Grazia che rimirano in ciascuna delle persone che hai davanti: così siedi, scomposto, mentre noi parliamo. Inequivocabile modo in cui, lo sappiamo, tu pensi ed ascolti. E se il pensiero è un poco più profondo, se necessita che tu lo guardi un attimo dall'alto per ficcartici dentro più profondamente, allora ti rimetti composto sulla sedia incrociando le braccia ed i piedi, che si nascondono sotto la sedia (che flette le sue fragili gambe accogliendo la tua stazza), e con i denti cominci ad accarezzare il pizzetto, sovrappensiero. Poi, si crea un attimo di silenzio e tu parli, con quella tua voce profonda ed un poco roca, nella quale noi ravvisiamo la bonarietà d'un padre saggio sempre pronto ad ascoltare e correggere. Mai potrò dimenticare, nella mia vita spero lunga, il modo ed il tono con cui chiami il...

La piccola croce di Ravacciano

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Mentre scompare all'orizzonte l'ombra del campanile di Ravacciano, e la sua croce si staglia luminosa dopo una lunga giornata di pioggia, ti penso, Signore, al finire di questo giorno. E penso a tutte le croci che verranno poste nei prossimi. Una di più, mi pesa sul cuore: è quella del piccolo Charlie, Signore, che tante volte avrai sentito nominare in questi giorni. Il piccolo Carletto, come affettuosamente mi piace chiamarlo, sta per morire e morirà amato, come Te, avendo i suoi genitori al capezzale. Una morte ingiusta, immeritata, in nome della "compassione" che tu ben conoscevi quando giravi a piedi da queste parti. Peccato che Tu, per compassione, le persone le guarivi: nel corpo e nell'anima. Avrai capito che tante cose sono cambiate, Signore, anche il significato delle parole che, perciò, non risponde più alla loro intima essenza: verrebbe da regalare a tutti un cofanetto con Bibbia e Dizionario inclusi! Te lo raccomando Signore, come pure vorrei raccoma...

Il volto di Dio

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Studia le scienze che hanno condotto fin qui l'uomo: plaudi alla fisica ed alla matematica, mira l'alchimia e la chimica, scruta la metafisica e la letteratura, fìccati nella trama del mondo e nel cuore dell'uomo. Poi, immagina: il meccanismo profondo che muove l'universo come un ingranaggio, il muoversi delle foglie, le ragioni e le cause dell'esistere e dell'andare, gli infiniti sconvolgimenti dell'animo umano; tutti contratti in un solo e unico punto che catturi lo sguardo. Prendi la più bella visione estatica mai contemplata, moltiplicala per l'inimmagginabilità dell'infinito ed estendila alle soglie della misura più colma del tempo che tu possa pensare e più oltre ancora, fino all'eternità; e, se anche fossi riuscito a toccare misure incomprensibili all'uomo, avresti appena meno di uno spiraglio di ciò che sarebbe guardare in pieno il volto raggiante di Dio.

Come scrivere un romanzo di successo (e cercare di non mangiarselo per la disperazione) parte 1

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Se sei approdato qui, e mi stai leggendo, questo vuol dire che sogni come me (e come gran parte degli illetterati di questo mondo o dei professori frustrati che si atteggiano a grandi romanzieri o degli studenti di lettere) di scrivere un romanzo di successo. Prima cosa: le motivazioni. Ognuno di noi sogna di scrivere un romanzo di successo per un qualche motivo strampalato. Chi vuole tramandare il proprio nome ai posteri, chi si è stufato di insegnare il successo degli altri, chi ritiene di alzarci due spicci, chi vuole esprimere solo quello che prova (fatemi un favore, leggetevi un Harmony e toglietevi dai maroni!) e chi, ancora, pensa che se ce l'ha fatta un tipo come Moccia o uno come Giordano (tipi che somigliano più al Verga de " Se i Social Network fossero sempre esistiti " che ad Hemingway) allora possono farcela anche loro. Signori e signore: trovate la vostra motivazione, riconoscetevi e, se siete nelle prime quattro categorie, lo ripeto, levatevi dalle ball...

Life-watching

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Neologismi, neologismi, neologismi. Se ne inventano così tanti ogni giorno, da quando è nata la Rete, che oggi mi permetto di coniarne uno io: lifewatching. Non so se sia davvero un neologismo o se, invece, un tizio qualunque nel mondo abbia già pensato a coniarlo, ma è così. Negli ultimi tempi, le mie incursioni sui principali social network sono notevolmente diminuite, tanto da far preoccupare alcuni: qualcosa in stile "Ehi, ci sei? Batti un colpo!" Anche tre, se volete. Ci sono, ci sono eccome, solo che sono saturo. Per millenni abbiamo vissuto in una società in cui la trasmissione di notizie avveniva con i classici due canali: la scrittura e la tradizione orale. In un certo senso, però, ambedue queste forme sono accomunate dal fatto che la trasmissione dell'informazione è veicolata attraverso la parola: stampata, scritta o raccontata. Neppure la pittura o la scultura hanno potuto radicalmente minare le solide basi su cui questa forma mimetica era posta. Negli ulti...

Inside-Out Inside-Out Inside-Out Inside-Out Inside-Out...

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Caro Papà, come stai? È un po' che non ci si scrive. Ci parliamo, decisamente non abbastanza, ma non ci si scrive da un po'. Qui il posto è strano, cazzo se è strano! Non so se ti ricordi l'ultima volta che ci sei stato, ma è cambiato un po'. In verità, è cambiato parecchio. Tanto per cominciare, io dico e scrivo parolacce in modo abbastanza fluente. Direi che quando sono arrabbiato ormai ne sparo parecchie: beh, meglio così che quando ero freddo e razionale meditando vendetta. Alla fine dei giochi, ho scoperto che non ne sono capace, se non quando esplodo. La premeditazione io la ho solo nelle parole, ma nei fatti... vabbè, tanto tu sai. È  che proprio non mi viene da fare male ad un altro intenzionalmente, non ci riesco proprio. Da quando ho aperto la parte viscerale di me, è come se sentissi tutto in modo più profondo, più intenso, più acuto. Come se ogni sentimento, decisione o quant'altro, passasse per il cuore, poi per la testa, e poi ritorno al cuor...