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Altrove

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Stasera ho fatta una cosa bislacca. Camminando in strada e percorrendo un tragitto che mi è fin troppo noto, ho alzato lo sguardo. D'improvviso, la strada sgombera e silenziosa, la sua serpentina di curve affastellate, quel sempre solito pino che si protrae fino ad indicarmi la luna, lo stesso colore scuro e consunto dell'asfalto e persino quel maleodorante secchio della spazzatura, sono d'improvviso stati cosa nuova. Non già perché sia mutato il mio sguardo o la mia prospettiva, non perché vi abbia straveduta una qualche epifania. Semplicemente, sono stati cosa nuova, pur nel mio guardarli come già avevo fatto in passato. Li ho veduti così come sono e, dopo averlo fatto, ho continuato a farlo . Iddio me ne è testimone: forse perché dopo molto tempo infine sono felice, stasera ho camminato in un altro luogo. Claudio

Elogio (al contrario) della mediocrità

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Mediocre è questo post, mediocre è questo blog, mediocre chi mi legge e mediocre è chi vi scrive. Mediocre chi pensa che la società sia mediocre, pur non avendo alcun titolo per pensarlo e sguazzando anzi egli stesso nella mediocrità. Mediocre chi pensa e chi pure non lo fa. Mediocre chi vive e mediocre chi muore. Mediocre chi pensa d'essere un romanziere, mediocre chi assolve ai compiti di governo, mediocre ci fa arte e chi fa musica, mediocre chi fa cinema e chi fotografia, mediocre chi pensa, chi sogna e chi spera. Mediocre chi crede e crede d'essere unico, mediocre chi si compiace della propria ignoranza e chi della propria cultura. Mediocre chi sta sopra l'atmosfera e chi vi sta sotto, mediocri tutti sotto questo cielo ma non Chi vi sta sopra. Mediocri noi che crediamo di non esserlo, alzandoci sopra il caos ordinato del mondo. Dove non c'è supremazia, dove non c'è Ordine, dove non c'è scala né armonia, regna nell'unanime uguaglianza la Mediocrità. ...

Lettera aperta all'Azione Cattolica

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Cara vecchia Azione Cattolica, eh sì, vecchia. Vecchia non solo per i tuoi centocinquant'anni (che son portati più che rispettosamente) ma vecchia nel tuo comprendere ed afferrare i meccanismi di questo nostro mondo che recepisci sempre troppo in ritardo. Oggi, anche tu hai ceduto a Facebook, Instagram e Twitter; hai blog, siti e diramazioni diocesane sempre piene di iniziative e convegni da proporre. Hai la grinta delle canzoncine da proporre ogni anno per l'A.C.R. ed in Piazza San Pietro per i raduni nazionali, hai i colori sgargianti delle tue guide che invitano i giovani ed i meno giovani a guardare questo nostro tempo per osservarne e carpirne i segni dei tempi, hai le braccia aperte dei tuoi numerosi progetti diocesani di accoglienza universitaria e le mani operose di chi si impegna contro il gioco d'azzardo, hai il gusto dell'approfondimento della Parola grazie ai tuoi assistenti e l'odore dei libri scritti e letti dai tuoi tanti soci, sempre così impor...

C'era una volta, ma solo lì...

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Claudio

Pellicole

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Sapete, cari quattro lettori, a cosa è davvero assimilabile il nostro cuore? No, niente giochini o immagini strane quest'oggi. Per rispondere a questa domanda non dovrete far altro che guardare nelle vostre tasche, sulla vostra scrivania o nella mano con cui state leggendo questo post. Ebbene sì, il cuore è davvero molto molto simile allo stramaledetto apparecchio intelligente che vi ritrovate per le mani quasi ogni giorno. Non all'apparecchio intero però, neppure ad una delle sue molte funzioni, no; ad una singola applicazione, bensì. Se davvero vogliamo saper leggere il nostro cuore, o quantomeno le sue condizioni attuali, dobbiamo allora rivolgerci proprio all'app Galleria del nostro smartphone. Vi invito adesso ad aprirla insieme a me , a scorrerla senza passare attraverso complicate funzioni o filtri e neppure nelle articolate visualizzazioni per album, luogo o persone incluse nelle foto. Vi invito, invece, a scorrere gli scatti in ordine cronologico , andando a ri...

Even mine

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Sembra difficile farsene una ragione e, talvolta, si approccia la questione con tanti giri di parole, tante teorie e tanti discorsi puramente teorici. Per quasi sei mesi è quello che ho ampiamente fatto anch’io. Tutte le storie finiscono Cicci cari, ma questo lo sapete perché ve l’ho già detto. Ciò che stavolta voglio aggiungere, è semplicemente questo: “Tutte le storie finiscono, anche le mie”. Non credo ci sia bisogno di chiarirlo se mi leggete da almeno un poco più di qualche mese: la mia storia durata tre anni e mezzo, e di cui pure ho scritto (sebbene assai poco ed assai raramente) in questi anni, è finita. È finita ma è la prima volta che lo scrivo, perciò forse è davvero la prima volta che lo dico a me stesso con forza e con quel senso di compiutezza che dovrebbe esser proprio di ogni chiusura. Non c’è neppure molto da dire, non credo almeno. È finita, per tanti motivi, tante cose: private, perlopiù, perciò abbiate la buona grazia di non fare domande. È qualcosa di nuovo...

All stories come to an end

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Tutte le storie finiscono cicci cari. In fondo, se termina un’opera come la Commedia o certi bei romanzi che ti fracassano l’amigdala fino a produrre tanta di quella acetilcolina che il corpo sente l’esigenza di espellere qualcosa, proprio non capisco perché non dovrebbe terminare una storia d’amore. Belle o brutte che siano, le storie hanno termine. Sempre. Solo che nella maggior parte dei casi non è certamente la morte, come tanto si spererebbe in quelle fasi iniziali piene di ormoni e buoni sentimenti, a trarcene via; no assolutamente. La maggior parte delle volte, uno dei due, oppure ambedue, decidono che si son rotti l’anima di farsi ancora del male e decidono così di separarsi. A questo punto, sussistono generalmente tre casi: 1)       Tutti e due si amano alla follia ma non possono fare a meno di dirsene di tutti i colori, farsi male fin nelle ossa e maciullarsi le carni stando insieme . Ah! I miei amori preferiti! Perché? Perché in fin dei co...