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Dolcezza e consolazione

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 E se ascoltare Corelli non appagasse più? Se spandere le proprie giornate nell'oziosa e immobile ricerca di un senso che le illumini non passasse più, diveramente da quanto fin qui fatto, per quante siano le forme nobili e meno nobili della mimesis ? Se leggere, ascoltare musica, guardare distrattamente film e serie, fossero divertissement non più in grado di lenire l'angioscioso senso di vuoto che opprime il petto e le braccia? Sono passati diversi anni, ormai, dall'ultima volta in cui ho sentito così vivamente e distintamente una mancanza incarnarsi fra le mie braccia e sul mio petto: c'è di che perderci la testa considerando quanto la vita possa essere piena quando hai un capo amoroso poggiato sul grembo e le braccia si empiono dello slancio di un corpo altrui che incontra il proprio. No, Corelli non basta più che ad addolcire la mia pena; l'Amore non mi appare più come un tenero cielo settembrino in ascolto di Vivaldi: l'unico tempo che potrebbe rappresent...

Meccanica del moto del mondo e di una foglia

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 Se una mattina d'estate un viaggiatore , madido dall'attesa e trasognato, volgesse le lenti alla speranza dell'arrivo del suo mezzo e la trovasse colorata del cielo e di una foglia verde caduca sotto un albero che ombreggia il sole e sè; di quella sua luce che s'apprezza, che direbbe al vederne la vita filtrare soffusa e luminosa di sotto dalla pagina, non quella che non ha ancora in mano? Ci sono mondi la cui fisica può ben essere spiegata da strumenti che sanno riguardarla attraverso anni-luce, e di questi sembriamo saperne tutto quanto ci basta per poterne dire che un giorno sarebbero un buon posto da chiamare casa; ma di questo, e di come ce ne sentiamo padroni senza afferrarne il senso ultimo, ci sforziamo di capire, quando mossi da buone intenzioni, cause e accidenti del nostro andare senza fine alla storia oppure, quando non lo siamo, che stramba simulazione alla fine risulti questo cerchio concentrico, questa elica veloce che s'avvita stretta verso una fine...

Ordinaria e quotidiana

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scritto ascoltando... beh, il suono del mare e giusto un po' di "Reginella" di Murolo Sono riuscito a fuggire a quell’imperativo tutto letterario che voleva facessi della mia vita un'opera d'arte, l'opera d'arte totale. Con gli anni, pare abbia ottenuto di elevare l'esistenza di ogni giorno trovandone, in maniera apocalittica, stralci di un senso religioso per trasumanarla e sublimare la mediocrità in qualcosa che avesse il coraggio e la forza di potersi chiamare straordinarietà e non costringermi così a riguardarla nella totale sua crudezza, estensione di una banalità tanto pervasiva da essere infestante. Perché, sebbene avrei potuto accettare di aver miseramente fallito nel trasformare le mie aspirazioni in vita, ciò che non avrei tollerato sarebbe stata un'esistenza prossima all'immobilità. Così ho trasmutata l'azione in azione dell'animo e le mie passioni, i suoi cenni, in moti vitali capaci di imprimere senso e direzione alle gior...

Tre mandorle alla finestra

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scritto ascoltando "Stubborn Love" dei The Lumineers Ci sono giorni nei quali uno non spera altro che affacciarsi alla propria finestra, in una serata piovosa, e non trovarne altro che la vita che scorre incessante: il riflesso lucido del bagliore lontano dei led dei lampioni rotto solo da macchine sfreccianti, tanto reali quanto le navi spaziali di Star Wars. Dove vanno? Che fanno? Chi sono? Perché attraversano questa via e non un'altra? Sembrano entità autonome, nelle quali i guidatori, questi enti portatori di vita, sembrano dissolversi come un fumo nero destinato ad infondere intelligenza nella macchina che passa e scorre via senza un preciso ordine o senso, senza organizzazione alcuna, senza una verità di fondo da propugnare se non il proprio moto. E che sappiamo di quel moto poi? Donde gliene viene quella potenza che le spinge? Per dove le conduce? E come pare caldo e confortante immaginare che per sé esistano e non vedere altro che la propria invincibile solitudine...

Mio nonno

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  Quando è morto mio nonno, speravo di trovare le parole giuste per esprimere il mio dolore. Speravo che quelle belle parole che mi vantavo di saper sciorinare al momento giusto, mi salissero spontaneamente e mi suggerissero cosa dire davanti ad un così profondo rammarico. Quando morì il mio padre spirituale, mi chiusi in camera mia affranto, per almeno due ore, e tirai giù un elogio che cercava di ritrarmelo alla mente in un modo che fosse quanto più vivo possibile. Me ne resi conto quando, firmando l'ennesimo post su questo pagine, Mattia venne a cercarmi in camera, preoccupato dal fatto che fossi sparito da un momento all'altro e per le precedenti due ore l'avessi piantato a giocare a Burraco con mia nonna e mia zia nella luminosa penombra estiva del nostro balcone. Io, che d'umore ero più nero del buio in cui stavo scrivendo, con la tapparella tanto calata da lamentarmi di quei pochi spiragli di luce che vi entravano, esternavo il mio cordoglio buttando giù veloceme...

Se tu fossi ancora

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Ho nuove storie da raccontare, versi e strumenti che troveresti buffi come quelli che ci scambiavamo durante i giorni del nostro corteggiamento (della nostra conoscenza, dovrei forse meglio dire), quand'io cercavo di passarmi per l'uomo che non ero e tu mi seducevi col tuo - timido? - silenzio. Anche su quello ho oggi dei dubbi, perché nel nostro esserci resi vicendevolmente uomo e donna, c'era qualcosa che niente aveva a che fare col sesso e tutto, invece, con la ragione prima dell'esistere. Ne avevo idea? - ne avevamo? - Eravamo pienamente coscienti di quello che stava accadendo in quelle serate silenziose, quei giorni tirati a far tardi che si gettavano con impeto nel successivo e che riempivo con tante parole (forse più per la gioia di aver trovato qualcuno che le ascoltasse e nella quale potessi trovare quella corrispondenza elementare che fondò nell'amore i progenitori di ogni sentire umano) - e che riempivo con tante parole, dicevo, per darmi un tono che dov...

Tutti i gradini per casa tua

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Ho finite le iperboli, dismessi i barocchismi, rinunciato alla comprensione piena della realtà ed  ho asservito  al pragmatismo più banale persino il linguaggio: avevo già capito che non c'è letteratura che valga la vita ma che la vita in nuce stesse tutta nell'essenzialità delle parole che la sostanziano e con altrettanta efficace sintesi sanno descriverne vividamente tutti gli accidenti, questo no. Nessuno me lo aveva ancora spiegato e non pensavo che al banco del pane, in un anonimo sabato sera terracinese, l'avrei finalmente imparato. Forse prima d'oggi non sono mai stato attento, altrimenti mi sarebbe già stato chiaro (e da molto) che dietro qualunque banco si sia -fosse pure quello del pane- bisogna accomodarsi per prendere appunti ed ascoltare la saggezza di chi arringa dalla cattedra, ornata di volumi che solo un insipiente quale sono (sic!) non riconoscerebbe come tali. In buona attesa, col cestino pieno di latte (e che c'è di più quotidiano e banale del p...

Piegare le lenzuola

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 Ripensavo, non molti anni fa, in un momento nel quale la mia felicità mi pareva inafferabile per tanto vicina che fosse, ad attimi di più concreta beatitudine dove il tempo aveva acquistato un senso personale solo perché condiviso e condiviso nell'azione: è più di quanto uno come me, da sempre votato all'inazione, possa sperare anche oggi di vivere. Se non ci si lascia paralizzare dal timore di scendere più in profondità nella conoscenza e nel vivere quotidiano dell'altro, questo tipo di vita costituisce in verità il gustoso preludio alle più care trentanove parole . Ricordo, però, come in quei momenti di amorosa nostalgia tutti li miei penser non potessero che parlare d'amore ed anche quelle lenzuola lievi costituivano la succinta veste al nostro abito adamitico. Era il linguaggio parlato dalla pelle che leggeva nelle lenzuola dei "sudari di dolcezza" . Qualche giorno fa stavo piegando, solo, le lenzuola e mi è stato improvvisamente chiaro come un compito c...

Rêver

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 La giornata di oggi segna l'inizio astronomico della Primavera: bentornata, amica mia! Non ho granché di cui lamentarmi: qui, su questo scoglio solitario, presso la punta di vedetta della mia terra tutta che si protende verso il mare, godo della mia beatitudine. Ho finalmente avuto il lavoro dei miei sogni, che comincerò però solo il mese prossimo (perciò ho TAAANTO tempo libero), non ho preoccupazioni di sorta e mancano due giorni al mio compleanno. Potrei chiedere o desiderare qualcosa di più dalla vita? Onestamente, sì. Okay, bene, sono davanti al mare e mi manca comunque qualcosa: un pensiero profondo per cui gioirne vedendolo, che mi si rievochi al solo rimirarlo; una gioia feconda che mi faccia desiderare d'abbbracciarlo; un patimento sul quale struggermi. Sono davanti al mare e me ne manca la vita. Certo, come sempre mi sento parte di tutta la storia bimillenaria che mi abbraccia e, mentre Dalla canta di Caruso e dei suoi amorosi sensi, mi figuro navi greche solcare il ...

Alla Donna passata

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 Mia carissima, sembra non passare giorno senza che una parte di me, per quanto piccola, ti riservi un angolo di tempo, un lasso di spazio consacrato all'incidentalmente pensarti: il resto di me, invece, compie lo sforzo immane non già di dimenticarti ma di porre a quest'alterità pensante, che ti figura in un passato nel quale immaginavamo il presente, la domanda di senso che succede quei giorni pregni di significato: "Perché?" Perché riaffiori? Perché sei ancora qui? Perché lasci che la sua figura trasparisca come un'eco del passato? Ci sono momenti nei quali, specchiandomi in un vetro che guardi al domani, rivedo fra luci ed ombre la mia immagine riflessa e la tua pure, che si sovrappone a tutti i futuri possibili ed in quelli più concreti riaffiora sui volti che travedo vicini e mi figuro tratti nuovi ed immaginifici capaci di ricomprenderti. A questo punto della mia vita, dove pensarti diversamente non è più solo un'ipotesi, mi chiedo se la ferocia con la ...

Ascolta, mio povero cuore

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  Ascolta, mio povero cuore vedovo d'amore, ti porto la consolazione: voglio raccontarti la storia dell'uomo che andò a cercare se stesso, battendo di palmo in palmo la più santa delle terre, e toccò con le sue mani le stesse pietre che il Cristo avrebbe potuto tramutare in pane; ma che tornò colle ossa rotte e forse ancora più peccatore, i piedi smarriti, lo sguardo sperso ma una corda innamorata e la cassa espansa da tanto affetto trovato e poi nuovamente celatosi. Voglio raccontarti la storia dell'uomo che tanta parte ha spesa del suo tempo a costruirsi un futuro di carta, che pare però non addivenire, e su questo ha scritto appassionate pagine vergate d'un inchiostro sanguigno: ti dirò di come abbia combattuti acqua e vento, galoppate in treno le vaste distanze che lo separavano dalle sue speranze, rinverdite le sue gioie nei verdi pascoli dove i libri si incontrano e ne sia comunque uscito sconfitto. Ti dirò dell'improba sua battaglia per ricevere delle sue fat...

Ozymandias, ovvero le vestigia della mia grandezza

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Passati sono i tempi nei quali agivo come un ‘tombeur de femmes’, con una compassata disinvoltura (in verità mai posseduta) che sempre malcelava la mia rigidità. I capelli cadono, una incipiente calvizie avanza trasformando la mia testa in una agorà, ma non per idee. Indosso un ridicolo taglio di barba che mi ricorda e la mia pigrizia nel raderla con frequenza e la necessità di caratterizzare un volto con qualcosa che, una volta almeno, possa essere io -e non il tempo- a decidere. Mentre la mia intelligenza perde progressivamente il suo lustro e la sua effervescenza, la mia aura di bislaccheria il suo smalto. I modi una volta compassati ed eleganti si fanno solo più bruschi, l'educazione si muta in affettazione apertamente ironica, quando non sarcastica. La brillantezza di tutta la mia persona, mostra le sue crepe decadenti. Eccola l'età del cambiamento, eccola la fine dei vent'anni: gastrite, reflusso e dolori alla cervicale. I poveri nervi che fanno tanta parte del co...

Un cuore grande

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 Vorrei saper avere un cuore grande, perché mi pare non esserci abbastanza spazio per stipare tutta la stima, l'affetto, l'amore che imparo ogni giorno a poter portare a chi condivide tanta parte di questa strada con me: questi affetti, questi amori, questi amici che non se ne vanno e che tanta più distanza acquistano quanto più profondamente mi si inscrivono nel cuore e chi mi ha già preceduto nella speranza, si è conquistato un posto che nessuno potrà mai togliergli. Vorrei un cuore grande almeno il doppio: oh non perché speri di saper proporzionalmente amare, ché chi tiene certa materia trattata come numeri poi solo in numeri e percentuali sa parlare, e allora dico che vorrei un cuore grande almeno il doppio perché se anche non amerei il doppio quantomeno avrei lo spazio necessario per indagare a fondo e appieno quello che già provo e chissà -io aggiungo- che non avanzi davvero un posticino per qualche nuovo amico. Vorrei un cuore grande il doppio, grande che si noti da una ...

Mal di Gerusalemme

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  Latina Scalo, a sei giorni dal ritorno dalla Terra Santa Quando sono arrivato a Gerusalemme, grande è stata la delusione allo scoprire che quella città non mi offriva alcun tipo di risposta oppure di orientamento verso le domande che, insistentemente, Le ponevo da molto prima di cominciare il mio pellegrinaggio: ogni dissonanza mi si poneva innanzi lungo le giornate che mi si preparavano, ogni mia idiosincrasia, era risolta nel ripetere a me stesso “Quando arriverai  a Gerusalemme sarà tutto diverso, quando arriverai a Gerusalemme ognuna di queste fatiche ne sarà valsa la pena, quando arriverai a Gerusalemme ti saranno date le risposte alle domande che da lungi poni a Dio.” Come se Dio fosse più vicino a Gerusalemme che a Roma oppure in un buco sperduto come Latina Scalo e come se la Città Santa fosse un amuleto oppure un’indovina alla quale porre domande: pensiero magico e, per ciò, infantile.   Così facendo, certamente ho potuto sopportare tutto quanto mi si poneva i...

Lettera dal Mare

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  Alla nuova donna che verrà Mio dolce amore, avrei voluto averti qui, con me, sulle sponde del Mare di Galilea a contemplare quella santità semplice che sembra spiegare ogni cosa e come tutta la ruota perfetta del mondo trovi in Lui la sua “raison d'être”. Avrei voluto averti qui, e tanto mi sarebbe bastato, e tutta la mia vita avrebbe probabilmente raggiunta la sua più perfetta compiutezza: ti ho straveduta, ancora, fra le onde mentre un gabbiano solitario vi planava e, poco distante dalla riva, da quelle si faceva cullare. Avrei voluto averti lì, perché è stato quanto di più santo la vita mi abbia permesso di esperire: ma tu sei quella sperevole assenza che rende vivo questo mio desiderio. Davanti a quel Mare, amica mia, potrei tradurre i nostri giuramenti in una santa promessa: la promessa che, quando ci chiameremo con quell'amorevolezza che, unica, si vuol sentire una sola volta, comincerebbe per noi quella semplice vita nuova fatta non di sterili rime ma di ogni gioia fac...

Ieratica di un'attesa

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 Ieratica di un'attesa, mentre sopra Fiorenza in vegetativa che raccoglie in sé per fiorire quanta tutta bellezza le occorre, su di un colle si consuma l'alto mistero di quella invece improntata tutta al Santo Viaggio. Ignara delle facezie che riguardano i nostri minimi atti, i loro i vostri, quelli dovuti alla vita stessa che si ripete come materia di una lezione mai capita, tutto si fa relazione e Presenza autentica e consolatoria: comunione! Oh, Bellezza che ci avvinci alla vita vissuta in Te e, facendoci una cosa sola, disegni un cuore unico che si avvia alle tue sante e polverose strade! Oh gloria senza fine, che parli sempre di quell'amore che sa generare! Trent'anni di attesa non sembrano essere stati più di quei pochi giorni ancora che patisco per te ora: e che i miei piedi siano fatti per le tue vie, le mie mani per le mani dei tuoi santi, le mie labbra per la lode, lo so ancor prima di esperirlo! Ma quella divina intelligenza che indica ai miei piedi il loro p...

Parossistica di ogni sublime tristezza

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 Noto come le persone più semplici tendano a trovare un compagno con più facilità ed a mantenerlo o cambiarlo con relativa leggerezza, tutte tese a provare un affetto che sa più del tempo e della passionalità della relazione che della sua intensità. Provo, verso questi, quasi un moto di tenerezza e talvolta di invidia persino. Guardando il modo in cui fanno sembrare semplice ciò che da questa parte del guado mi pare un impegno astratto ed intangibile, dalla dubbia utilità anche, mi domando se e quanto valga la pena eccellere in una abilità che altro non pare se non l'arte estrema e raffinatissima del relativismo affettivo. È  possibile conoscere veramente un'altra persona? E se lo fosse, stando così le cose, ne vale davvero la pena? Da qualche tempo, inizio a nutrire il sottile sospetto che un legame con un'altra persona, un legame vero, semplicemente non sia possibile: mi chiedo se tu sia in disaccordo, Donna mia attesa, anche se sospetto, vista la tua lacerante assenza, c...

Fisica degli spiritelli

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 Mi chiedo se l'amore, anziché essere un suono, possa invece essere considerato una particella simile alla luce: me lo domando perché, se così fosse, neppure il vuoto che mi sono creato nel cuore basterebbe a respingerla. Anzi, se fosse luce si moltiplicherebbe. Se fosse luce disegnerebbe nel vuoto, come forse già fa, un'assenza. Se fosse luce, lo spazio fra me ed il futuro sarebbe inversamente proporzionale, ed ogni futuro ipotetico si sarebbe già compiuto ed io starei vivendo solo la realizzazione di quello. Se fosse luce, sarebbe bellissimo. Ho appellato per anni come "corda" il mio cuore, tenendomi stretto a quella radice latina che mi sembrava più propriamente adatta a significare funzione e forma di un organo che mi ha voluto, sebbene afasico, come suo diletto cantore. Ora, ritengo solo di aver perso tempo: nella sua lungimirante perspicacia, e sebbene in uno dei suoi momenti di maggior dolore e ostinata contrazione, egli stesso mi aveva detto cosa è: un'am...

La felicità è

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 La felicità è un cielo d'un bianco opaco ma luminoso, con delle tenere nuvole grigie il cui colore è stato impastato con una punta d'azzurro, e stralci di un cielo settembrino, come riflessi, in lontananza. L'amore, è tutto questo. Ma ascoltando Vivaldi. Claudio

Salomone capirebbe

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  Quand'ero più giovane ho letteralmente, in senso metaforico (e perciò letterario), e letterariamente, nel senso più stringente, saccheggiato il Cantico dei Cantici da cui ho più volte preso ispirazione e per le mie epistole più o meno private ( più o meno , perché sono comunque tutte qui pubblicate ) e per il linguaggio adottato nel parlare delle donne de la vita mia. Un significato unitario di matrice biblica e cristologica che trova il suo vero fascino nella riproposizione, anche decontestualizzata, dei suoi segni e significanti: " Le tue chiome sono come un gregge di capre che scendono dal monte Gàlaad; -dice Snoopy- I tuoi denti come un gregge di pecore tosate [...] tutte scendono appaiate; nessuna è senza compagna " -prosegue Salomone. A noi contemporanei paiono commenti quasi astrusi, privi del loro fascino arcaico, ma pensate a quanto doveva essere bello sposare una donna che possedesse tutti i denti! La bellezza di questo linguaggio è il suo inscrivere il cant...